venerdì 5 novembre 2010

Brutta storia di supermercati

Ci sono rimasto veramente male e pure la considerazione nutrita per Esselunga, ritenuta fino ad oggi una delle più serie catene della grande distribuzione, ne vien fuori parecchio compromessa e decisamente ridimensionata.

Era il 1970 quando varcai per la prima volta la porta del supermercato di Viale Papiniano a Milano, avevo quindici anni e alcune tristi contingenze famigliari mi portarono a quella mia prima spesa e da allora non ho più smesso di frequentare la catena; in un certo senso, potrei quasi affermare di aver fatto la mia piccola parte nella storia aziendale, come loro lo hanno avuto nella mia storia personale. Quarant'anni di vita: epoche e costumi sociali, luoghi e città, età e vicende famigliari diverse.

Proprio vero che non si finisce mai d'imparare, neanche da nonno ti puoi rilassare, ti puoi concedere di credere in qualcosa o qualcuno che credi affidabile. Potersi fidare, mi ripeto, guardando la Carta Fidaty, ti senti ancor più gabbato, dopo aver casualmente scoperto che proclami e slogan ben poco si adattano alla realtà; sotto lo scintillio, la crosta è dura e cruda come tutti ritengono debba esserlo oggi: con regole ed etica sempre orientate in un solo senso, in favore del più forte.
Il motivo per indurmi a parlare così è semplice... e brutale allo stesso tempo.

I fatti: vivo a Como e la spesa la faccio all'Esselunga; un giorno, di ritorno da Milano, decido di fermarmi a fare una piccola spesa lungo la strada, all'Esselunga di Garbagnate Milanese. Tra vari articoli, finisce nel carrello anche il mio solito yogurt (Vipiteno, Vaniglia, da 500 gr.) e con stupore vedo che viene venduto a € 0,98 a confezione, senza sconti e non in promozione, mentre a Como, a 32 km di distanza, il prezzo è € 1,35: stessa marca, stesso tipo, stessa confezione.
Avevo già notato queste diversità di prezzi tra zone diverse, ma questa volta, come si dice, mi è proprio caduto l'occhio sopra.

Ben 0,37 euro in meno, uno sproposito! Una differenza abissale, giustificabile solo per fasce di prodotto diverse, non per lo stesso prodotto. Se poi provate a tradurlo nelle vecchie lire, l'effetto è pessimo e clamoroso al tempo stesso: addirittura più di 716 lire!
Contestualizziamo ora questo dato al prodotto e alla quantità di prodotto in oggetto (mezzo kilo di yogurt) e al momento economico che stiamo vivendo; il risultato è imbarazzante e vergognoso. Va bene guadagnare e la logica del profitto, ma questa è una rapina.

Molto contrariato, ritornato a casa, mi sono rivolto al mio abituale punto vendita e sapete quale è stata la risposta - gentilissima beninteso - alla mia richiesta di spiegazione?
"Esselunga determina i prezzi di vendita al pubblico, in base alle caratteristiche della zona e ai concorrenti diretti di riferimento nel circondario." Traduzione: dato che Como è tra le città più care d'Italia e i comaschi assuefatti ad essere spolpati vivi, perchè non approfittarne gonfiando i prezzi al limite massimo sopportabile, in tacito accordo con tutte le altre catene di grande distribuzione presenti sul territorio - il prezzo e praticamente lo stesso ovunque, varia di uno, massimo due centesimi di euro -  e alla faccia dei consumatori, contando sull'abitudinarietà di fare la spesa nella stessa zona, vicino casa e nello stesso punto vendita e "lavandosi la coscienza" con qualche breve periodo di vendite promozionali che sarebbe interessante esplorare dal punto di vista delle reali motivazioni aziendale.

Così veniamo considerati e così stanno le cose.
Grazie Esselunga (ma vale per tutti) e complimenti per la bella figura.

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