Domanda: ritenendo di dover comunque ricorrere al nucleare per il fabbisogno energetico, perché da sistema nazionale con grandi centrali potenzialmente pericolose e non lo si relega in ambito locale o addirittura domestico-familiare, riducendo così il rischio di incidenti devastanti tipo Chernobyl o Fukushima.
Per ottenere questo, sarebbe sufficiente arrivare a realizzare piccoli reattori domestici o aziendali autonomi, simili a caldaie o scaldabagni, a cui affibbiare magari nomignoli accattivanti tipo "Gino il Reattorino", con i quali produrre e fornire ad ogni famiglia l'elettricità e il riscaldamento necessaria al loro fabbisogno e, in caso di surplus di disponibilità, da poter vendere al gestore nazionale per immetterela nella rete per gli impieghi pubblici e sociali.
In tal modo, in caso di malaugurato incidente, si limiterebbe il danno ad un solo nucleo familiare, o ad una azienda al massimo e, grazie alla esigua quantità di radiazioni, si potrebbe neutralizzarle, aprendo le finestre e cambiando l'aria.
Inoltre, il quantitativo ridotto al minimo di combustibile nucleare impiegato e delle relative scorie, a fine ciclo, ne consentirebbe lo smaltimento integrando la raccolta differenziata dei rifiuti urbani di appositi contenitori.
Implementando la tecnologia in ambito domestico e portandola ad assumere connotazioni e familiarità da elettrodomestico, si riuscirebbe infine a neutralizzare le naturali diffidenze e paure che il nucleare suscita nell'opinione pubblica, contribuendo così ad abbassare anche la soglia di contrasto psicologico ed ideologico da parte delle frange più estreme dell'attivismo ambientalista.
mercoledì 30 marzo 2011
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