Posto che si debba comunque ricorrere al nucleare, perché, da sistema nazionale, non è possibile estenderlo ad internazionale, incrociando, senza barriere nazionaliste, competenze e responsabilità, tutele e controlli, ricerca e sviluppo tecnologico; condividendo in questo modo, standard tecnologici e livelli di sicurezza.
Con la classe politica che il nostro paese si ritrova, risulta facilmente comprensibile come gran parte della popolazione non si fidi che il nucleare "made in Italy" finisca nelle mani della nostra casta e venga realizzato da quelle stesse imprese costruttrici senza scrupoli ad esagerare con la sabbia nel cemento armato o che "odorano strano".
Infatti, se pensiamo che fino alla settimana scorsa - e non è una battuta - con Fukushima su tutte le prime pagine dei quotidiani e in tutti i telegiornali, l'angoscia del vento radioattivo sulla nostra insalata pasqualina e l'ansia da sashimi dilagante, l'Agenzia governativa nazionale preposta al controllo e alla Sicurezza Nucleare, si riuniva al bar, essendo sprovvista di sede e di mezzi, non c'è molto da star tranquilli.
Devo confessare, sarei molto più rilassato, sapendo che l'impresa costruttrice abbia già realizzato altre centrali in altri paesi e che i controlli di sicurezza, non sono affidati esclusivamente ai nostri burocrati ma a imparziali commissioni internazionali miste di monitoraggio.
mercoledì 30 marzo 2011
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento