venerdì 8 luglio 2011

Come Bossi con il Trota, anche B. ha il suo delfino: Alfano il Cavedano


Più simile al mercato ittico, che alla corte del Re Sole in Francia o ad altre corti imperiali; anche i vecchi brontosauri della casta - classe è un termine inapplicabile oramai alla politica italiana - inebetiti e corrotti dall'ininterrotta pratica onanistica del potere, più laidi regnanti che moderni leader politici, si decidono a designare i propri successori.
Così, se Bossi lascerà la clava del comando delle orde padano-celtiche della Lega, nelle mani del Trota; anche B., per non essere da meno, ha indicato al popolo insultante - pardon, esultante - del Pdl il proprio delfino: Alfano il Cavedano. B. nel 2013, prevedendo di essere già stato assunto al soglio imperiale delle galassie, non ricandidandosi premier, passerà la statuetta-scettro del priapo ingrifato - utilizzato nelle cerimonie di investitura pidielline come bastone del comando e nei rituali propiziatori orali del sovrano ordine delle arcorine - al Cavedano.
Sembra che, pure Scilipoti, invidioso del proprio idolo e mentore, recentemente fulminato da b. sulla via di palazzo grazioli, si sia messo alla ricerca di qualcuno a cui rifilare lo spiedo d'oro dell'ordine peonesco dei tiradentes agopuntores, scettro del movimento di irresponsabilità nazionale. Alla fine, dopo lunga e penosa ricerca, ha convinto un altro peones a farsi investire quale erede; il tizio, noto a tutti con il nomignolo di Scazzone - specie ittica che può vivere indifferentemente in acqua dolce o in acqua salata - in perfetto Scilipoti style.

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