Ridotta a fantasma del palcoscenico politico e costretta al ruolo di spalla del capo nanocomico, la Lega, tutt'ora frastornata dopo la batosta elettorale delle amministrative e dei referendum; nonostante mosse da avanspettacolo "alla Ninì Tirabusciò" quali la difesa ad oltranza del baraccone clientelare - rifugium trombatorum - delle province, o le ormai noiose nonchè penose erezioni distali pubbliche del senatur e dei suoi cerberi-lesi dalle dita viagrate, ad ogni minimo accenno, richiamo o riferimento repubblicano, nazionale o tricolore, cerca affannosamente di guadagnare un posticino in prima fila con trovate da varietà.
L'ultima pochade padano-celtica dei ministeri a Milano ne è un esempio; dopo aver pasturato la proposta indecente tra gli avannotteri di Pontida ed essere stata ben bene fomentata nei salotti romani, conquistandosi l'attenzione mediatica per le sgarruffate reazioni del sindaco di Roma e della reggente la regione Lazio, percorsa la penisola, ha raggiunto la giusta gradazione per attivare le sinapsi e provocare un rigurgito d'orgoglio leghista tale da consentire, in barba a regolamenti, leggi, decreti e quant'altro, di aprire presso la Villa Reale di Monza, arredati (beffa su beffa) con mobilio "made in Catania", tre micro-sportelli (più antine che sportelli) ministeriali assolutamente inutili, superflui ma in compenso costosi; poco o tanto poco importa, se non fosse che, contemporaneamente (ma forse la Lega non lo sa o non se n'è nemmeno accorta, impegnata com'è a cazzeggiare), Tremonti e il governo, con una manovra economica senza precedenti, benchè ben attenti a tutelare loro stessi e la casta (amici e parenti compresi), stanno chiedendo ai cittadini e alle famiglie sacrifici economici da sudore e sangue.Sarà, ma sento puzza di baraccone clientelare ciucciasoldi leghista, con un leggero retrogusto di ente provinciale.
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