Parafrasando il titolo di un famoso film e la domanda "Parigi brucia?" che il 25 agosto 1944 Hitler pose telefonicamente a Choltitz per sapere se la resa della città fosse già stata firmata; oggi come allora, si potrebbe adattare a nuove aree urbane di tensione "Atene brucia?" o "Madrid brucia?" o, perchè no, "Roma brucia?"
L'estendersi a macchia d'olio dei disordini e delle devastazioni di questi giorni a Londra, in qualunque paese, regione, città, purtroppo è possibile; ovunque sia presente una forte componente di disagio giovanile sociale ed economico.
L'estendersi a macchia d'olio dei disordini e delle devastazioni di questi giorni a Londra, in qualunque paese, regione, città, purtroppo è possibile; ovunque sia presente una forte componente di disagio giovanile sociale ed economico.
Concordo in pieno con l'analisi di Massimo Gramellini che nell'articolo "Fine di mondo" (LaStampa.it) è riuscito intelligentemente ad analizzare i fatti di Londra, focalizzando l'attenzione su un particolare discriminante sfuggito a molti commentatori ed esperti ascoltati o letti in questi giorni. Come ha ben espresso Gramellini, questo trascurabile benchè importante dettaglio, fornisce una chiave di lettura innovativa della rivolta di questi giorni, non semplicistica e tanto meno scontata: più o meno tutti i rivoltosi, dai più anziani ai ragazzi fino ai ragazzini, indossano qualche capo firmato, che siano le scarpe da running, la felpa o la tuta. Nelle immagini della rivolta, tra le fiamme e il fumo degli incendi, tra le macerie delle devastazioni di negozi e locali pubblici, durante gli scontri più violenti; abiti ed accessori griffati marcano in maniera completamente diversa questi avvenimenti, e lo fanno in maniera estremamente preoccupante.
Che l'aspetto delinquenziale di quanto sta accadendo sia una componente importante, nessuno lo può negare, ma pur se comodo, non è solo quello; questi teppisti griffati, figli dell'opulenza forzata, rappresentano una disperazione diversa, che non è nemmeno quella della fame come accade oggi nel corno d'Africa dove le tragedie si specchiano in una umanità derelitta e affamata. Qui siamo di fronte alla rabbia esasperata di chi si è reso conto di non contare nulla: per la propria nazione, lo stato e le istituzioni, il governo, la classe politica nel suo insieme, la classe dirigente del paese e per chiunque detenga un minimo potere, qualunque esso sia. Espulsi dalla società e dall'economia, privati di qualsiasi opportunità, magari disoccupati o senza nemmeno la prospettiva di poter trovare un lavoro, improvvisamente si ritrovano, intossicati dal consumismo, a bruciare di desideri e bisogni, continuamente bombardati dalla pubblicità, che non si possono più soddisfare. Via lavoro, sicurezza, denaro, automaticamente svaniscono pure cultura, politica, solidarietà: si viene risucchiati sempre più in basso, in questo gorgo che ti strappa via tutte la sicurezza e la serenità.

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