Sembrava che il messaggio fosse chiaro e che non ci fosse alcuna possibilità di fraintendimento; dopo i risultati elettorali, quelli referendari e la crescente risposta popolare di ripulsa e di sdegno che accompagna oramai qualsiasi loro scelta o presa di posizione. Non li sopportiamo più e non sopportiamo più l'arroganza di credersi intoccabili e di ritenerci coglioni. Non sono più un riferimento nemmeno per gran parte dei loro stessi elettori, figuriamoci per gli altri che li vedono come "il problema dell'Italia". Avendo perso qualsiasi credibilità e compromesso, in vario modo e a causa di svariate e ripetute scelte scellerate, la loro integrità e dignità morale, sono destinati a non essere più presi in considerazione, a prescindere dalle proposte o dalle azioni e condannati, a priori, dalla pubblica opinione.
Con questi presupposti e dati di fatto: all'imprenditore. al fiscalista, al canotta e a tutta la marmaglia che si trascinano dietro a nostre spese, non rimane che attaccarsi al trolley e tornarsene a casa loro, non solo per le vacanze ma per sempre.
L'imprenditore di successo, sceso in politica e che ha speso tutto il premierato esclusivamente a pararsi - ad personam - il didietro da guai giudiziari personali o aziendali pregressi, iniziati nonostante godesse di protezioni politiche praticamente blindate; e che ieri, attendendo la chiusura dei mercati (se uno ha il culone flaccido, la strizza provoca l'effetto tsunami sulle chiappone), ha avuto la faccia di tolla da ripetere per l'ennesima volta che tutto va bene e lui è stato bravissimo, dimostrando così di essere un vile sbarellato; ritorni quindi ad occuparsi delle proprie aziende, magari riesce a tirar su qualche soldino da investire in borsa nelle sue stesse creature.
Il fiscalista di grido, che tanto era così ricco da non aver bisogno di rubare i soldi agli italiani ma, nel frattempo, agli italiani, mette le mani nelle tasche dei cittadini più fragili con una manovra economica da briganti; che non si è mai accorto che il suo assistente, il cui tenore di vita era superiore al suo, spingeva per incarichi ad amici - tutto questo blaterando in qualità di ministro contro l'evasione e per la pulizia ed il rigore - pagando al contempo in nero un affitto ridicolo per una reggia; torni a seguire i propri facoltosi clienti e a trovare come tutt'ora continua a fare, come fiscalista, tutti gli escamotage per far pagare meno tasse possibile a questi ricconi; ma, non sarà in conflitto con il suo ruolo istituzionale? Troppo furbo o troppo coglione? Chissà, intanto se ne vada via.
La canottiera padana più famosa, ammollata ed infeltrita dall'ammorbidente romano, che ha la faccia di tolla di passare dall'urlo rivoluzionario "roma ladrona, la Lega non perdona" al grugnito porcino "questo è il mio Trota, la lega lo incorona"; torni a strafocarsi di salamelle e costine alle feste agresti dei paesi di una padania che non c'è più.
Infine, la marmaglia di corrotti, corruttori, servi, faccendieri, parassiti, parenti di, amici di, amanti di, scaldaletto di, e di tutto il porcame al seguito di questi, segua il proprio padrone verso casa; qui, avete già preso e rubato tutto, non è rimasto più niente, andatevene.
venerdì 5 agosto 2011
Andatevene: l'imprenditore a gestire le sue aziende, il fiscalista a seguire i suoi clienti, l'ultimo ad allevare il suo trota
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