domenica 19 febbraio 2012

Sanremo, 62 anni dopo: solite critiche, chiacchiere, contumelie

Il festival è finito e, come la Costa Concordia, Sanremo si è incagliato per colpa di una manovra, per alcuni azzardata e per altri sgangherata: il "Celentano predicator-evangelizzatore". Come la nave da crociera, alla fine è rimasta lì, in bilico sul baratro, semi-affondata; fortunatamente, per l'incolumità passeggeri, priva del suo Schettino, ma pur sempre naufragata.
Il naufragio sanremese ha come soggetto le idee e come oggetto i portatori, sani o meno, di queste.
Spettatori dalle chiappe surriscaldate per i tempi sempre troppo lenti e dilatati, hanno appena abbandonato il teatro Ariston o spento il televisore, che Sanremo è già ingorgo di critiche, chiacchere e contumelie: propugnatori ad oltranza, come contrari per sempre, si affrontano, senza esclusione di colpi, affondando nella carcassa spiaggiata, lame affilate ed appuntite.
Estimatori e detrattori della domenica, oggi, si contenderanno la ribalta sperticandosi in un senso o nell'altro, a favore o contro, i conduttori, gli ospiti, le vallette (propongo la cancellazione di questa parola squalificante), i cantanti, gli ospiti dei cantanti, i partner dei cantanti, le canzoni, le giurie... sempre uguale, sempre lo stesso. Sessantadue anni dopo, Sanremo resta incagliato su se stesso; polemiche ed ovazioni, anatemi e dimissioni, non lo sposteranno di un millimetro; canzoni e melodie, parole e musiche, non lasceranno tracce profonde.
A dispetto delle numerose dipartite annunciate o evocate, Sanremo resterà e tornerà, nei secoli uguale a se stesso, anche nel peggio, pure l'anno prossimo e gli anni a venire, insensibile a qualsiasi cambiamento o novità.
Disgraziatamente, più passano gli anni e le edizioni del festival, più aumenta il rischio non-ritorno a vedere nuovamente Sanremo: per noi, solo per noi.


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