giovedì 7 giugno 2012

Lascia o raddoppia?

 Come ai bei, vecchi, onorabili tempi del primo Mike Buongiorno, ritorna il dilemma nazionale "Lascia o raddoppia?" che per anni ha dilaniato intere generazioni di nonni, zii e genitori, comodamente spaparanzati sulla loro poltrona, davanti alla tv: in bianconero all'inizio e a colori in seguito.
Parrebbe anacronistico, essere ancora impantanati su quesiti antichi come questo, eppure il nostro strano destino, trascorso (pare) inutilmente oltre mezzo secolo ci ritrova tutti impiantati sempre e solo sulla stessa maledettissima questione: "Lascia o raddoppia?"

Esaurita la spinta, l'entusiasmo, le speranze e le aspettative riguardo il governo Monti, limitato e, in alcuni casi, paralizzato e sotto costante ricatto di Pdl, Pd e Terzo Polo circa le riforme e i tagli particolarmente invisi ai nostri politici, la casta degli intoccabili, una volta trincerata dietro i loro privilegi e attualmente allo sbando, acquartierata in parlamento al bivacco, concentrata, come si è ben visto ieri, a spartirsi gli ultimi bottini di guerra rimasti, a gozzovigliare e a disputarsi rabbiosamente gli avanzi, come farebbe una masnada mercenaria di sgherri e galeotti.

In questo sconfortante e ripugnante quadretto d'insieme, sempre più spesso e da fonti diverse, ci si interroga se non sia arrivato il momento di dire basta a tutti e a tutto: all'agonizzante e comatoso governo in carica, come alla degenerata ed infetta classe politica nel suo complesso, parlamentari e non, ex maggioranze ed opposizioni e viceversa. Oppure tirare avanti, sbattendosene di presunti accanimenti terapeutici da una parte e di sordidi fiancheggiamenti dall'altra.

Se da una parte, votare subito, in autunno, appena possibile, sull'onda delle recenti amministrative, potrebbe significare cavalcare la corrente di rifiuto e di sdegno, insieme alla voglia e necessità irrefrenabile di rinnovamento e pulizia scaturiti dalle urne, ma con il contrappasso di doverlo fare con il peggiore strumento legislativo di sempre: il famigerato Porcellum.
Dall'altra parte, portare a termine la legislazione e votare nel 2013, trascinerebbe questa situazione fino allo sfinimento e all'esasperazione, senza contare l'assenza totale di qualsiasi tipo di garanzia che, in questo arco di tempo, la situazione generale migliori e che il governo in carica - senza condizionamenti e ricatti da parte parlamentare - riesca a metter mano e a portare a termine, oltre ai tagli degli sprechi, pure tutte quelle riforme istituzionali indispensabili al paese, tra le quali una nuova legge elettorale.

Purtroppo, siamo giunti al dunque, al  cosidetto "domandone finale", non possiamo più tergiversare e la decisione va presa, subito: "Lascia o raddoppia?"

Nessun commento:

Posta un commento